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PERCHÉ
UNA NEWSLETTER DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA
Sono
trascorsi undici anni dallapprovazione della legge sullo sciopero
nei servizi pubblici essenziali (L. n. 146/1990), e un anno da una
sua parziale ma importante riforma (L. n. 83/2000).
Queste leggi presuppongono che nel campo dei pubblici servizi lo
sciopero non sia destinato tanto a danneggiare la controparte, quanto
a scaricarsi su terzi, gli utenti, privi di strumenti di reazione,
almeno dove manchino condizioni di effettiva concorrenza. E si propongono
perciò di assicurare un contemperamento fra diritti costituzionalmente
garantiti - il diritto di sciopero dei lavoratori, i diritti degli
utenti - istituendo allo scopo una Autorità indipendente
al potere politico e dalle parti sociali, dotata di funzioni regolative,
e quindi di poteri iscrezionali, che la successiva riforma ha inteso
affinare alla luce dellesperienza intercorsa.
Senza pretesa di tracciare un pur minimo bilancio dellattività
della Commissione di garanzia, si può dire che alcuni risultati
sono sicuramente incoraggianti, come dimostrano i dati iportati
di seguito relativamente agli effetti degli interventi preventivi.
Peraltro, in parecchi settori,
mancano tuttora quegli accordi tra le parti (o, diversamente, le
"regolamentazioni
provvisorie" della Commissione) previsti dalla legge del 2000,
su cui, nei prossimi mesi, si potranno misurare gli effettivi equilibri
fra autonomia ed eteronomia. La Commissione di garanzia è
chiamata a fare la sua parte, e la farà.
Sappiamo tutti che il contemperamento fra i diritti in questione
è reso molto più difficile da questioni che non spetta
alla Commissione affrontare, come la forte frammentazione delle
rappresentanze sindacali, specie nei trasporti; nello stesso tempo,
le situazioni monopolistiche, ancora presenti in un certo numero
di pubblici servizi, incidono esantemente sugli utenti che siano
costretti a farvi ricorso.
Dallaltra parte, sono del pari innegabili il crescente disagio
degli utenti per talune forme di sciopero, e la conseguente domanda
di regolazione, che evidentemente prescindono dai problemi oggettivi
e dai vincoli giuridici cui la Commissione è tenuta a conformarsi.
Ed è altresì inevitabile che i mezzi di comunicazione
concentrino la loro attenzione sul disagio degli utenti anziché
sugli scioperi revocati o opportunamente diluiti grazie agli interventi
preventivi,
o su altri risultati positivi conseguiti in attuazione della legge
vigente.
Su questo sfondo, si spiega lesigenza della Commissione di
avere una propria voce. Al momento, essa dispone di strumenti istituzionali
di comunicazione con lesterno, i quali consistono nellinvio
delle proprie delibere ai Presidenti delle Camere, che è
obbligo sancito per legge, e nelle audizioni con le parti sociali,
che costituiscono una base indispensabile per deliberare consapevolmente
e a cui la Commissione ricorre di fatto con notevole frequenza.
Liniziativa di un periodico sufficientemente agile, come può
essere una newsletter, si propone chiaramente scopi ulteriori. Dar
conto ai naturali interlocutori della Commissione - le parti sociali,
le associazioni degli utenti, gli studiosi della materia - dei risultati
principali della sua attività e dei problemi aperti. Nello
stesso tempo, aprendo la pubblicazione ai contributi di costoro,
si potranno confrontare in modo continuativo i punti di vista relativi
agli effetti sociali e ai risvolti giuridici delle decisioni della
Commissione, ed ogni altra questione concernente la regolazione
dello sciopero nei servizi pubblici essenziali. Un circuito comunicativo
che sia utile a tutti.
di
Gino Giugni
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